I costumi sociali sono basati sulla falsità e sulla finzione

6 gennaio 2010 at 0:47 | In barbari, lingua, logica, pensieri, riflessioni, società, trasparenza, verità | 1 Comment

Sono convinto che quanto scrivo nel titolo sia vero, quantomeno nella nostra società occidentale, e ora proverò a dimostrarlo.
Quando un concetto è profondamente radicato nella società, se ne trovano le tracce nella lingua: le parole sono le pietre di cui è costituito il pensiero* e sono come una “scatola nera” che testimonia l’evoluzione del pensiero stesso, esattamente come la stratificazione delle rocce nei terreni registra e testimonia l’evoluzione del nostro pianeta**.

Per dimostrare la mia tesi relativa alla falsità che connatura i costumi sociali da tempo immemore, ne troveremo traccia nelle parole. A me vengono in mente solo un paio di esempi, ma spero che  i lettori di questa pagina ne segnalino altri.

La parola “Persona“, che in italiano corrente significa “Uomo”, “Individuo”, e la parola personalità, che rappresenta tutto ciò che di umano identifica un individuo: queste parole discendono da per-sonar, che significa “suonare attraverso”, riferendosi alla maschera di legno che gli attori portavano nei teatri dell’antica grecia prima, e della nostrana “magna grecia” poi. Quelle maschere contenevano nella bocca una specie di rudimentale megafono, “ut personàret“, perchè la voce risuonasse meglio nel teatro.
Il significato etimologico di “Persona” è dunque… maschera teatrale!

Seconda traccia: anche il termine greco charakter (imprimere, scolpire), si è presto imparentato con il teatro: le maschere infatti si scolpivano nel legno, e metaforicamente questo gesto è restato a rappresentare l’insieme di qualità che l’autore attribuiva al personaggio della commedia o tragedia. Tanto che “character” nelle lingue anglosassoni non significa, come da noi, l’insieme di qualità che definiscono la personalità di un individuo, ma …di nuovo: maschera, personaggio di una rappresentazione (teatrale, cinematografica, ecc).

Del resto, un costume è qualcosa che si usa per coprire, per mascherare qualcos’altro che sta sotto e non si vuol far vedere. E può essere solo il falso a coprire il vero, non viceversa.

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Note

* Questo è dimostrato dal fatto che i bambini, quando imparano a parlare, non ricordano nulla dei primi mesi di vita, nonostante le loro sinapsi cerebrali siano recettivissime ad assimilare e immagazzinare informazioni e ricordi. Questo perchè il pensiero logico si sviluppa di pari passo con l’apprendimento della parola, che ne fornisce le basi. Non è possibile pensare “ora è più caldo di prima” se non si conosce il significato di “ora” e di “prima”, di “più” e di “caldo”.

** Per fare un esempio, Kaiser e Zar – “imperatore” in tedesco e in russo – provengono entrambi da Caesar (Zar non è altro che l’ulteriore contrazione di C’zar). Cesare era l’appellativo degli imperatori romani da Giulio Cesare in poi. Plinio sostiene che il cognome Cesare derivasse a sua volta deriva dal fatto che egli era nato da parto cesareo: parola che deriva  da “caeso”, cioè tagliato.
Ogni parola ha una sua storia, e ciò che sopravvive nelle lingue moderne è ciò che è stato più influente in passato. Fra l’altro, dalla pronuncia della stessa parola Kaiser (con la k dura) i filologi deducono che molto probabilmente il latino romano aveva una pronuncia molto più simile a come esso viene oggi letto nelle lingue di ceppo germanico rispetto a quanto avviene nelle lingue romanze: oltre alla C, anche GL e GN erano probabilmente dure anzichè morbide (quindi Agnus si pronunciava probabilmente con la GN dell’inglese siGNature e non del nostro aGNello).

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  1. Conoscevo l’etimologia della parola persona; fortunatamente esistono persone così brave da riuscire ad indossare la maschera di quello che sono in realtà. :-)


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