Sulla dignità della prostituzione e della sua fruizione

22 novembre 2009 at 2:36 | In amenità, bologna, democrazia, godere, lavoro, pensieri, politica, povera italia, prostituzione, riflessioni, scandali, sesso, società | Leave a Comment

Un amico giornalista, Giovanni Panettiere, scrive in una mailing list a cui sono iscritto:

Come sapete un paio di giorni fa a Bologna è stata uccisa una prostituta, CHRISTINA IONELA TEPUR. E’ successo nel quartiere Borgo Panigale che è ad altissima concentrazione di lucciole. (…) è inaccettabile che ci siano ancora tante ragazze sulle strade, alla mercè di maniaccia e di clienti capaci di usarle e, purtroppo, anche di ucciderle; è inaccettabile in una città civile e democratica dover assistere a una tragedia di questo tipo. (…) vogliamo far sentire la nostra vicinanza a queste donne inchiodate al legno ogni sera ai bordi delle strade per soddisfare le bramosie del basso ventre di uomini che vedono nella figura femminile uno strumento di piacere.

In seguito aggiunge:
Ho scritto un pezzo sul Resto del Carlino Bologna sulla fiaccolata di ieri sera in ricordo di Christina, in ricordo di una ragazza uccisa dal maschilismo più estremo. Quello che vede la donna solo come strumento di dominio sessuale.

Contesto risolutamente questo approccio.

La ragazza è stata uccisa da un ragazzo violento e squilibrato, non dal maschilismo, e se si decide di prestare fede al racconto unilaterale di lui, il fatto è stato una reazione -esagerata, ingiustificabile, da condannare e punire nel modo più forte ed esemplare- ma comunque una reazione a una offesa ricevuta, offesa (se è avvenuta come descritto) che resta comunque pesante e gratuita, secondo la mia sensibilità.

Anche se questa testimonianza può suonarvi di cattivo gusto, in questo contesto, per mia esperienza le prostitute dell’est europeo sono attraenti quanto sgarbate e offensive, con un comportamento ai limiti della truffa. E’ infatti noto che la prestazione si paga sempre in anticipo; appena effettuato il pagamento la strategia delle ragazze dell’est è spesso quella di mettere fretta al cliente e spesso di ridicolizzarlo: questo spesso porta i clienti, specie quelli più timidi, a non riuscire ad effettuare il rapporto e a dover riaccompagnare le ragazze, che trattengono le somme ricevute senza che il “cliente” abbia fruito di alcuna prestazione. Questo è profondamente frustrante, soprattutto per chi non conosce questa strategia e quindi attribuisce ingiustamente il “flop” a se stesso.

Scrivi:

è inaccettabile che ci siano ancora tante ragazze sulle strade, alla mercè di maniaccia e di clienti capaci di usarle e, purtroppo, anche di ucciderle;

Ciò che io ritengo inaccettabile è che tu metta sullo stesso piano i clienti, i magnaccia e gli omicidi.
Ciò che ritengo inaccettabile è anche che in Italia non ci siano bordelli, che tutelerebbero le ragazze contro eventuali raptus di violenza dei clienti ma soprattutto dalla violenza di sfruttatori e magnaccia, limitando inoltre la diffusione di malattie veneree e tassando equamente queste prestazioni.
Conosco abbastanza approfonditamente l’esperienza olandese, che riporta i seguenti successi:

  • controllo ginecologico settimanale delle professioniste, che se contraggono virus a trasmissione sessuale vengono curate immediatamente e poste in “quarantena” fino a guarigione. Questo ha praticamente debellato alcune malattie come la candidosi, i condilomi e il papilloma virus, uno dei fattori di rischio maggiori per il cancro all’utero
  • assistenza psicologica costante delle professioniste per accertarsi che siano volontarie e non vengano sfruttate
  • efficace repressione dello sfruttamento: a eventuali sfruttatori sono applicate pene severissime: questo ha disincentivato fortemente e praticamente debellato questo fenomeno.
  • zero prostituzione nelle strade, con vantaggi per la sicurezza della circolazione e per il decoro cittadino

è inaccettabile in una città civile e democratica dover assistere a una tragedia di questo tipo.

E’ la violenza a essere inaccettabile.
Tu ce l’hai chiaramente con la prostituzione in quanto tale, e cerchi di strumentalizzare questo episodio triste (che non mi sembra onesto definire tragedia, tranne che per i parenti e gli amici intimi della vittima).Questo è ridicolo quanto lo sarebbe strumentalizzare un incidente automobilistico in centro per chi lotta per un centro storico pedonale, o un incidente su una preferenziale per chi lotta per l’abolizione delle strisce preferenziali.

Molto più onesto intellettualmente dire: “se fossero esistiti i bordelli, questo episodio non sarebbe successo”.

Visto che tiri fuori la democrazia, ti ricordo che la prostituzione è legale per volontà democratica, e lo è stata da prima che l’Italia fosse unita o fosse una repubblica, lo è praticamente in tutti i paesi del mondo (tranne in quelli musulmani o altrimenti fondamentalisti) e lo è stata da sempre, a memoria d’uomo. Vox populi…

…vogliamo far sentire la nostra vicinanza a queste donne inchiodate al legno ogni sera ai bordi delle strade per soddisfare le bramosie del basso ventre di uomini che vedono nella figura femminile uno strumento di piacere.

Retorica dozzinale e ipocrita da resto del carlino…

La prostituzione è un’attività commerciale che resiste nel tempo e nello spazio, a prescindere da quanto il potere costituito talora tenti di impedirla. Ogni attività commerciale esiste, per definizione, quando esiste un suo mercato, cioè quando esiste una domanda e una offerta.

La domanda è alta poichè l’appagamento del bisogno sessuale è uno degli istinti più forti, non solo degli esseri umani ma di tutti i mammiferi, alla stregua della fame, della sete, del riparo dal freddo, della conservazione della libertà e della vita.

L’offerta di prostituzione è alta perchè è un’attività molto lucrosa rispetto alla maggior parte delle attività esercitabili senza il possesso di particolari requisiti di idoneità.

Nella totalità dei paesi ad alta civilizzazione (italia inclusa) essa è lecita, mentre è pressochè illecito ovunque la ignobile attività di sfruttamento o favoreggiamento della stessa. Questo assetto normativo è pressochè costante fin dagli albori della nostra civiltà, sia nel mondo ellenico sia in quello romano (ma questo assetto è comune con le altre civiltà di radici diverse).

Ancora: il fatto che la prostituzione sia quasi solo femminile (quella maschile rivolta a donne rappresenta meno dello 0,01% del fenomeno) non ha nulla a che fare con il maschilismo per due ordini motivi di tutta evidenza:

1) La clientela maschile è trasversale: non dipende da fattori culturali, di reddito, di età o di attraenza fisica. Dipende solo dalla diffusione del bisogno di appagamento sessuale, che è distribuito in modo pressochè uniforme, tanto negli uomini quanto nelle donne. C’è però una evidente disparità fra donne e uomini: la grandissima maggioranza delle femmine umane può trovare un partner per l’appagamento delle proprie pulsioni e “bramosie” con estrema rapidità e senza alcun esborso economico; per i maschi invece non è così.

Questa disparità è dovuta al fatto che i mammiferi di sesso maschile nella loro condizione standard sono predisposti e disponibili all’accoppiamento, mentre per i mammiferi di sesso femminile è vero l’opposto. Se avessero un semaforo, la luce della disponibilità all’accoppiamento per il 99% dei maschi sarebbe verde, mentre per il 99% delle femmine sarebbe rossa.
Un esemplare di sesso femminile (che non sia assolutamente repellente) che non sia solo disponibile, ma che abbia un impellente desiderio di appagamento sessuale, troverà dunque con estrema facilità un maschio predisposto all’accoppiamento (potrà sceglierlo liberamente fra tutti quelli con il semaforo verde, che sono appunto il 99%); viceversa, un maschio che abbia un impellente desiderio di appagamento sessuale si troverà a dover cercare quell’unico 1% di femmine con la luce verde. Il fatto che il semaforo non sia presente, rende la ricerca ancora più ardua.

Il desiderio sessuale inappagato è condizione per l’insorgere della domanda di prostituzione: ecco perchè questa domanda è essenzialmente maschile; per quanto riguarda le donne, tale condizione essa è presente esclusivamente per donne repellenti, con gravi problemi fisici (es. obesità) o di età avanzata.

L’esistenza di questa disparità fra maschi e femmine è dimostrata, fra l’altro, dalla diffusione dell’offerta di prostituzione femminile in tutte le epoche, a tutte le latitudini e in tutti i contesti culturali. Le transazioni economiche con lo stesso grado di trasversalità culturale riguardano essenzialmente gli altri bisogni universalmente umani. Questo a mio avviso dimostra che la prostituzione ha lo stesso grado di dignità di qualsiasi altra transazione economica volta a soddisfare un bisogno umano.

E’ autoevidente che se non esistesse questa disparità, viceversa, la prostituzione potrebbe esistere, ed esisterebbe da sempre, solo come fenomeno marginale destinato esclusivamente a categorie protette.

La prostituzione maschile è ulteriormente limitata dal fatto che è molto più costosa (per i motivi indicati al punto 2), e questo la limita solo alla fascia femminile molto abbiente, e, per i motivi indicati sopra, è inoltre autocensurata (le donne che ne fanno uso devono ammettere a se stesse di far parte di tali categorie) e questo ne riduce ulteriormente la già limitata domanda.

Ecco perchè la domanda è pressochè totalmente maschile.

2) Per quanto riguarda l’offerta, essa è pressochè totalmente femminile, per motivi essenzialmente tecnici.
L’uomo infatti per compiere un atto sessuale necessita della presenza di desiderio sessuale, che notoriamente non è possibile stimolare artificialmente; inoltre, normalmente dopo un primo rapporto l’uomo deve scontare una pausa più o meno lunga in cui il desiderio è assente (periodo refrattario); sono molto rari gli uomini che provano un desiderio tale da poter avere rapporti con donne poco attraenti, e sono una minoranza ancor più ristretta quelli che hanno un periodo refrattario breve, così da avere più di un rapporto nella stessa sera. I prostituti devono necessariamente possedere questi requisiti, assai rari: questo riduce il loro numero e, diminuendo l’offerta, aumenta il prezzo della prestazione. Il prezzo è ulteriormente lievitato dal numero ridottissimo di prestazioni effettuabili in una giornata.

Le donne viceversa possono (eventualmente con lubrificazione artificiale) compiere atti sessuali senza presenza di desiderio e quindi possono avere più rapporti  anche a breve distanza l’uno dall’altro, anche con uomini poco attraenti.

Ecco perchè l’offerta è pressochè totalmente femminile.

Questo è confermato, oltre che dall’evidenza, da una indagine della commissioni affari sociali della Camera del 2003:
Circa lo 0,2% delle donne presenti sul territorio italiano esercita la professione di prostituta (circa 60mila su 30 milioni di donne); il 65% delle prostitute lavora in strada, il 29,1% in albergo, il resto in case private. Il 94,2% delle prostitute sono donne, il 5% transessuali e lo 0,8% travestiti.

Un’ultima provocazione intellettuale: la condanna morale della prostituzione, come del resto quella all’eutanasia, è strettamente connessa con la sacralizzazione del corpo, che non ha base laica, ma solo base fideistica o religiosa, e in quanto tale non è compatibile con uno “stato laico”, ma solo con uno “stato fondamentalista”.

Chi ragiona senza essere influenzato da paradigmi culturali -che si propongono come assoluti ed eterni (pur contro ogni evidenza)-, fatica a vedere la prostituzione come “mercificazione del corpo” o quantomeno fatica a dare a questo aspetto un valore negativo.

A me non dispiacerebbe affatto potermi prostituire, se potessi farlo. In questo modo mercificherei un po’ meno la mia mente, la mia creatività e il mio tempo a vantaggio di un po’ di sana mercificazione del corpo.

Prestazione gratuita alle prime dieci ragazze giovani e carine che ne fanno richiesta.

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